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Xi'an, Shaanxi, China. Photo Credits Anna Botta.

The years beginning are always full of news and analysis about the possible outcomes of the year in question, and it is almost always a battle between optimists and pessimists. This year it’s the same.

China is coming out of a good year, according to the China National Bureau of Statistics its GDP grew of 6.8 percent in the fourth quarter, quite more than expected with the tertiary industry adding the higher percentage. In fact, the value added of the tertiary industry is 7.8 percent on last year, followed by the secondary industry with 6.1 percent and the primary industry with a solely 3.3 percent.

The overwhelming percentage of the tertiary industry on the GDP lets us thinking that China is starting to foster up its economical shift from an export-driven economy to a domestic consumption trained economy, more stable and less dependent on the international goods demand.

The type of enterprises contributing most to the 2016’s GDP are the private owned, which grew up by 6.9 percent. However, in terms of industry sectors, the high-tech industry grew by 10.8 percent over the last year, 4.8 faster than other industrial enterprises and largely outperforming the manufacturing, increased by 6.8 percent. The rise of the high-tech industry percentage is probably another signal that suggests us China is on the brink to take a new path, changing not only what type of industry weighs more on the GDP, but also the sector in each industry.

Another clue of this trend – or, probably, just a case, it is the growth of investment in fixed assets that has proven to be slightly slower than last year but stable.

The figures give us a situation in which the investments from the private sector are down in relative terms, 3.2 percent – even if not in absolutes’, compared to those from the State Owned Enterprises that in relative terms are up by 18.7 percent.

Considering the figures linked to the sectors, tertiary saw a rise of the investment up by 17.4 percent, mainly thanks to the infrastructures. All suggests that the main obstacle to the economical shift is to be seen in the State Owned Enterprises.

While a slow growth of the investment in fixed asset might be read as a clue of the economic reform, is still to be seen whether the figures shown are a truthfully trend-change or just a case.

Market sales results in fast growth, being led by a surge in online retail sales, up by 26.2 percent, giving us another reason to think positively about reforms and about the increasing of the domestic consumption. In fact, in the document released by the China National Bureau of Statistics we can read that “in 2016, the contribution of final consumption expenditure to GDP accounted for 64.6 percent”.

The economic environment seems to be very favourable to set up new start up enterprises, such as those in innovation-driven sectors. According to the figures, in 2016 have been registered 5.53 million new enterprises, up by 24.5 percent over the last year, an average of 15 thousand each day.

The Rural-Urban Income gap seems to be narrowing down, with the urban households per capita disposable income up by 7.8 percent, while the rural’s saw a rise of 8.2 percent. In my opinion, it’s quite soon to start stating that the whole gap is effectively narrowing down for at least two reasons: the figures might be uncertain and the urban household disposable income is still 2.72 times higher than the rural’s.

China is still kept down by the debt burden that this year has surged up. The debt to GDP ratio rose by 277 percent at the end of 2016, from 254 percent of the last year, as stated in a note released by UBS.

With a growth forecast of 6.5 percent for the 2017 we shouldn’t expect radical economic reforms, nor even meaningful movements since China is leading toward the 19th party congress to be held in October. As usually, when a so important event lures ahead in the Country agenda, Chinese economical and political situation stay freeze. The next party congress will be useful to president Xi Jinping to strengthen his power in the party and, probably, to overcome the party’s resistant factions.

Provided that president Xi Jinping manages to stabilise his position at the head of the Country, the party and the PLA, and with also a clearer perspective of the US global role and the new Trump administration, then the 2018 might be the right year to push ahead with reforms.

Obviously, this is a discourse born from statistics and numbers. However, as often happens, the real situation and people feelings might be quite different, and that would be one of my main goals as soon as I land in China, at the start of February. Observing people feelings, hopes and emotions could be a better indicator of where the future will point to, and where we are at the present.

All’inizio di ogni anno si è travolti quasi sempre da notizie di ogni: analisi economiche, politiche e sui  risultati per l’anno a venire. Quasi sempre è una battaglia tra chi è positivo e chi, invece, pessimista.

La Cina viene fuori da un anno relativamente buono. Secondo il China National Bureau of Statistic, il PIL cinese è cresciuto del 6.8% nel quarto trimestre, leggermente di più di quanto previsto, con il settore terziario a contribuire per la maggior parte. Infatti, il valore aggiunto del settore terziario al PIL cinese nel 2016 è cresciuto del 7.8%, mentre il settore secondario si è fermato al 6.1% e il settore primario al 3.3%.

L’alta percentuale del terziario sul PIL fa pensare che la Cina stia iniziando a dare un maggior impeto alle riforme economiche attese ormai da qualche anno, che prevedono una ristrutturazione dell’economia cinese da una trainata dalle esportazioni a un’economia trainata invece dal consumo interno, da un certo punto di vista più sostenibile e meno dipendente dalla domanda globale.

Il tipo di imprese che hanno contribuito di più al PIL del 2016 sembrano essere quelle private, il cui contributo è cresciuto del 6.9%. Per quanto riguarda invece il settore in cui operano queste imprese, quello High-Tech è cresciuto più di tutti, il 10.8%, del 4.8% più veloce degli altri settori e lasciando indietro anche quello manifatturiero, fermo al 6.8%. Questa crescita può essere interpretata come l’attuazione di questa nuova strategia economica della Cina che prevede inoltre lo sviluppo e l’incentivo dei settori industriali tendenti all’innovazione e alle tecnologie avanzate, o comunque verso una produzione ad alto contenuto tecnologico.

Un altro indizio di questa tendenza – o probabilmente solo un caso – lo si ritrova nei dati relativi alla crescita degli investimenti fissi che risulta essere leggermente più lenta rispetto all’anno precedente sebbene stabile. In particolare, i dati ci mostrano una situazione in cui gli investimenti fissi intrapresi dal settore privato sono bassi in termini relativi, circa del 3.2%, mentre invece il tasso di crescita degli investimenti fissi delle imprese di Stato (SOEs) si attesta al 18.7% rispetto all’anno precedente. Il tasso di investimento fisso più alto lo si ritrova nel terziario con un 17.4%, grazie soprattutto agli investimenti nelle infrastrutture. Tutto sembra suggerire che le imprese di Stato rappresentino un ostacolo all’attuazione delle riforme e alla ristrutturazione economica cinese.

Se un rallentamento della crescita del tasso degli investimenti fissi può essere considerato come un passo verso le riforme economiche, resta da vedere se in realtà i valori forniti dall’ufficio statistico rappresentino un vero e proprio fenomeno verso quella direzione oppure semplicemente il frutto del caso.

Le vendite al dettaglio sono cresciute del 26.2%, per lo più guidate dagli acquisti online. Nella nota rilasciata dal China National Bureau of Statistic si legge che “nel 2016, il contributo dei consumi al PIL è stato del 64.6%”, e questo è un dato da non sottovalutare.

Il 2016 è stato inoltre un anno abbastanza favorevole per la nascita delle nuove imprese: si stima che stiano state fondate 5.53 milioni di nuove imprese, in media quindi mila al giorno. Un dato a indicare che, nonostante le circostanze globali non siano state delle migliori, in Cina milioni di imprese hanno comunque trovato terreno fertile per mettere radici, probabilmente favorite ancora da un certa disponibilità di credito.

Il rapporto debito-PIL rappresenta ancora una piaga per la Cina. Secondo analisti della UBS, al quarto trimestre del 2016 si attesterebbe al 277%, mentre nel 2015 era del 254%. Così come il divario tra reddito pro capite urbano e rurale che, anche se mostra qualche segno di recupero, è tuttavia ancora enorme. Infatti, il reddito pro capite di una famiglia urbana risulta essere ancora, mediamente, 2.72 volte più alto di quello di un nucleo familiare delle aree rurali.

Con una crescita prevista del 6.5% per il 2017, non dovremmo aspettarci riforme economiche radicali, anche in prospettiva del diciannovesimo congresso del Partito Comunista Cinese che si terrà a ottobre. Ci si aspetta che il presidente Xi Jinping rinforzi il suo potere e la sua posizione come guida e nucleo del partito, cercando di superare anche le resistenze di alcune fazioni intra-partitiche. Con la fine del congresso, e con una prospettiva migliore sul ruolo globale che assumeranno gli Stati Uniti e sull’operato dell’amministrazione Trump, nel 2018 la Cina potrebbe dare man forte alle tanto attese riforme economiche e sociali.

Sebbene questo sia un discorso nato da numeri e statistiche, molto spesso i sentimenti e i presentimenti delle persone possono essere molto differenti. Appurare le sensazioni dei cittadini cinesi sarà senza dubbio uno dei miei obiettivi non appena atterrerò in Cina. L’osservazione delle sensazioni, delle speranze e delle emozioni delle persone può spesso suggerirci verso che tipo di futuro ci si dirige e può darci una prospettiva completa sul presente.

 

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