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The TPP Members before Trump

With the withdrawal from the Trans Pacific Partnership (TPP) signed by Trump on Monday 24th the Pacific area has been set open to new trade horizons and new balances.

Originally, the TPP was a multilateral trade deal involving many nations laying in the Asia-Pacific area, together totalling the 40% of the global GDP. The deal excluded China. It has to be put in the Obama’s strategy “Pivot to Asia”, outlined mainly to counter the ever increasing influence of China in the region and to gain a share and a profit from those markets. Unsurprisingly, Trump has retired the US from the TPP, and observers consider it a flaw, a hazardous choice.

Who benefits most from just the first week of Trump-as-president is China, that seems to be ready to step up as a leader, especially in the region – probably the most attractive in economical terms, or maybe just as a powerful guide.

“If anyone were to say China is playing a leadership role in the world I would say it’s not China rushing to the front but rather the front runners have stepped back leaving the place to China” said Zhang Jun, director general of the Chinese Foreign Ministry’s international economics department, who made the comments during a briefing with foreign journalists to discuss President Xi Jinping’s visit to Switzerland last week.

In just a week, the world scenario has changed enormously, with President Xi Jinping preaching globalisation, market and climate change at the Davos’ World Economic Forum, and Trump smashing up all the efforts of the Obama administration in less than a week bringing up his “America First” idea.

Australia and New Zealand have shown their will to save the TPP by including China and other Asian countries in it, but they are also prepared to accept other paths. China has proposed a counter pact, the Free Trade Area of the Asia Pacific (FTAAP) in 2014 at the APEC summit and has championed the Southeast Asian-backed Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) launched in 2012. Moreover, China is already involved in the “One Belt One Road” project that will see the participation of several countries with massive investments in infrastructure and will prove China not only as an important global player but also as a more reliable power.
A guess of the changing scenario has also been the establishment of the Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), when many formally US allies joined it.

Providing the right circumstances, China may increase its influence worldwide and take probably the position of the United States, at least in the Asia Pacific area, becoming even a better partner than the US. China has everything in its favour, first of all its history and its position, then its economy dimension.
As United States seem to be retiring from the region and, partially, globally with Trump’s “America First” idea, China is ready to step up as a major trade partner in the Asia Pacific area, bringing up new opportunities and possibilities to whom is able to catch them. With the uncertainty of the Trump administration, China might try to set itself as a global guide/leader which other countries should be willing to follow.

Una delle prime mosse di Trump è stata tirare fuori gli Stati Uniti dal Trans Pacific Partnership (TPP), una mossa che ha aperto nuovi orizzonti e nuovi equilibri nell’area del Pacifico.

Il TPP era un trattato commerciale multilaterale che includeva molti paesi dell’area Pacifico Asiatica e che, in termini economici, totalizzavano insieme il 40% del PIL mondiale. Il patto escludeva la Cina ed era da collegare alla strategia dell’amministrazione Obama del “Pivot to Asia”, concepita per fronteggiare la maggior influenza della Cina nell’area e per avere accesso ai dinamici mercati di quei paesi.
La decisione di Trump arriva senza troppa sorpresa, essendo stato un punto portato avanti nella sua campagna elettorale, ma molti osservatori la considerano una mossa azzardata.

A beneficiare della prima settimana di presidenza Trump è senza dubbio la Cina, che sembra essere pronta ad assumere il ruolo di leader, specialmente nella regione — sicuramente la più interessante in termini economici — o quantomeno ad assumere il ruolo di potente guida globale.

“Se tutti dicono che la Cina riveste un ruolo di leader nel mondo io direi che invece non è la Cina che si è precipitata ai vertici, piuttosto chi già c’era le ha lasciato il posto” ha commentato Zhang Jun, direttore generale del dipartimento di economia internazionale del Ministero degli Esteri cinese durante una conversazione sul World Economic Forum di Davos.

In una sola settimana lo scenario globale è totalmente cambiato, con il presidente Xi Jinping che porta avanti discorsi inerenti alla globalizzazione, ai cambiamenti climatici e mercato al WEF di Davos e Trump, dall’altra parte, che spazza via gli sforzi delle politiche dell’amministrazione Obama con la sua idea di “America First”, l’America prima di tutto.

Australia e Nuova Zelanda hanno comunicato le loro intenzioni di salvare il TPP, includendo la Cina e altri paesi asiatici, anche se si sono dette pronte a intraprendere nuove vie.
In anni recenti, la Cina ha messo in campo delle contro proposte come il Free Trade Area of the Asia Pacific (FTAAP) presentato al summit dell’APEC del 2014 e il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) lanciato nel 2012. Inoltre, la Cina è impegnata nel suo progetto della “One Belt, One Road”, altrimenti chiamata come la “Nuova Via della Seta”, che abbraccia uno svariato numero di paesi dall’Estremo Oriente fino ad arrivare alle rive del Mediterraneo e prevederà grandi investimenti infrastrutturali. E’ un progetto che non solo metterà alla prova la Cina quale principale attore globale ma anche come potenza affidabile.
Un indizio del cambiamento c’è stato già con la fondazione della AIIB, che ha visto la partecipazione di importanti alleati Statunitensi, compresa l’Italia.

Con le giuste circostanze, la Cina potrebbe aumentare la sua influenza globalmente e di assumere il ruolo degli Stati Uniti, quantomeno nell’area Pacifico Asiatica, diventando un partner commerciale anche migliore. La Cina ha tutto in suo favore, prima di tutto la sua storia e la sua posizione, così come la sua potenza economica.
Con gli Stati Uniti in ritirata dalla regione e, forse, globalmente, la Cina è pronta a diventare il maggior partner economico dell’area, andando a costituire importanti opportunità e occasioni per chi è pronto a coglierle.

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